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Wednesday, June 24, 2015

Il pattern Morningstar Bullish statistiche alla mano

Qualche settimana fa ho ricevuto da un lettore, che ha letto un mio vecchio articolo sui pattern di prezzo, questa email: 

"[....] le chiedo se è possibile avere una tabella riepilogativa con le statistiche per il mercato italiano, come quelle riportate nell'articolo sopra citato per i vari tipi di pattern (hammer, doji, harami, hanging man, shooting star, evening star, morning star, etc.etc.)

Essendo un appassionato di candlestick, vorrei capire la loro effettiva affidabilità statistica applicata al mercato italiano, che è quello su cui opero attualmente.

La ringrazio in anticipo della gentilezza.
Un suo fedele lettore
Cordialmente

Lettera firmata".

Dato che proprio in queste settimane sto rivedendo molte ricerche sui pattern fatte 10 anni fa ed oltre e sto svolgendone di nuove l'argomento ben si presta ad una serie di articoli per soddisfare la richiesta del lettore, che certamente non sarà isolata.

Sono partito a buon bastian contrario a rovescio, ossia dall'ultimo pattern citato, il Morning Star Bullish. Al fine di evitare interpretazioni personali sono andato sull'enciclopedia del trader  più completa che ci sia (Traderpedia) dove ho trovato questa definizione:

"Morning star è un bottom reversal pattern, ovvero una figura d'inversione bullish, formato da tre candele. La prima è una lunga candela nera seguita dalla star che apre con un gap rispetto alla chiusura della sessione precedente, la seconda è una short candle, candela che esprime indecisione del mercato soprattutto quando si manifesta dopo una long candle; la terza candela è bianca con un range di prezzo contenuto all'interno del range della prima candela ed indica la maggior forza dei compratori nel mercato. Non è necessario che la terza candela bianca apra la sessione con un gap rispetto alla star precedente, data la maggior flessibilità che viene lasciata rispetto alla conformazione delle prime due candele.
Morning star.jpg
Alcuni fattori incrementano l'affidabilità di questo pattern:
a) il gap tra la seconda candela e la terza;

b) la terza candela compresa abbondantemente nel range della prima candela;
c) la lunghezza della prima e della terza candela;
d) volumi crescenti dalla prima candela alla terza candela."

La programmazione è però una cosa precisa mentre la definizione si presta (come tante cose dell'analisi tecnica) ad interpretazione. Quanto dev'essere ad esempio lunga la Black Line (che l'esperto Stefano Fanton mi ha gentilmente confermato essere indispensabile per dare senso compiuto al pattern)?
La codifica che abbiamo ricavato è la seguente:
condition1 =  C[2] < O[2] (chiusura di due barre fa < apertura di due barre fa, ossia candela nera)
condition2 = O[1] < L[2] (ossia gap tra prima e seconda candela)
condition3 = C > O (ossia l'ultima candela deve essere bianca)
condition4 = H < H[2] and L > L[2] (ossia l'ultima candela deve essere inside della prima)
condition5 = range della prima candela (la long line) > avgtruerange(14) (trattandosi di un pattern candlestick secondo me sarebbe più corretto ragionare sull'ampiezza del body che non del range ma mi sono attenuto alla definizione trovata).
In definitiva abbiamo quindi considerato le condizioni a), b) e metà della c) della definizione e non la d).

Eliminando una condizione (per alzare la significatività statistica) il risultato, su un test di portafoglio effettuato con Portfolio Trader di Multicharts dal giugno 2000 al giugno 2015 su tutti i titoli del FTSEMIB40 è il seguente:

DAILY: 216 PATTERN con % DI CANDELE BIANCHE SUCCESSIVE ALLA MORNINGSTAR = 37,96% (se entrassimo in open il giorno successivo e chiudessimo a fine giornata avremmo una equity line che scende con costanza anche senza considerare commissioni e slippage)..
Provando quindi a tradarlo al contrario (ossia andando short invece che long) ecco qui sotto l'equity line che ne uscirebbe:


WEEKLY: 33 PATTERN con % DI CANDELE BIANCHE SUCCESSIVE ALLA MORNIGSTAR = 48,48% (ossia se entrassimo in apertura di settimana successiva e chiudessimo alla fine della settimana stessa perderemmo nel 51,5% dei casi con un rapporto vincita media/perdita media di 1,02 e un guadagno che verrebbe eroso completamente dalle commissioni. In pratica quasi come lanciare una moneta.

Appuntamento al prossimo pattern!

Esempio di pattern su Atlantia tradato al contrario.

Wednesday, June 10, 2015

I pattern di prezzo: un modello alla prova del tempo

Esiste di qualcosa di più formativo degli aneddoti desunti dall'esperienza di vita vissuta? Probabilmente no. L'esperienza è qualcosa di tangibile, è la manifestazione (per dirla in termini tecnici, l'output) di quella che in partenza era solo una teoria da dimostrare.
I miei primi studi sui pattern di prezzo risalgono al 2002 e trassero spunto da Barry Rudd, da qualche idea di Remo Mariani (per i giovani cui non dicesse nulla questo nome potete guardare QUI) ma soprattutto un nuovo grosso stimolo lo ebbi da Massimiliano Scorpio con cui io ed Emilio Tomasini scrivemmo il libro “Il trading sistematico di borsa-un approccio operativo con i pattern di prezzo”.

Il libro non fu un grosso successo di vendite, forse per il titolo poco accattivante, forse perché poco valorizzato nel catalogo dell'editore o semplicemente perché era troppo in anticipo sui tempi.
I miei studi (e quelli di altri miei collaboratori) si concentrarono sull'azionario daily italiano, allo scopo di ottenere trading systems con basso drawdown, con segnali facili ma che comunque consentissero di chiudere la posizione end of day 1 e portarono all'individuazione di diversi pattern di prezzo di breve termine molto efficaci che generavano statistiche molto interessanti, in alcuni casi vincenti oltre il 70% dei casi.

La metodologia per indagare i singoli pattern l'ho più volte descritta nei miei articoli free e nei miei libri successivi (l'ultimo “Trading systemvincenti”). I pattern individuati con test condotti all'epoca col Tradestation2000 titolo per titolo (e quindi molto lenti) fornirono risultati statisticamente abbastanza significativi, piuttosto robusti ma poiché generavano pochi segnali al mese, per poter sfruttare adeguatamente il capitale ed incrementare il rendimento i pattern vennero assemblati selezionando quelli con i migliori profit factor ed average trade.

Riportiamo l'equity line di portafoglio del modello EM4LR effettuato sull'attuale paniere del FTSEMIB (tutti i titoli che abbiano uno storico sufficiente, per mostrare la robustezza della strategia) dal 1996 al 2004.






I segnali del trading system furono seguiti con denaro reale ed utilizzati anche per una rubrica su Lombardreport e fin da subito mi scontrai col primo problema: in alcuni giorni c'erano segnali solo su pochi titoli, uno o due e magari, in altri nessuno, in altri ancora c'erano segnali su almeno il 30% dei titoli del paniere (all'epoca di 30 titoli). Come gestire il capitale? Per semplificare le cose ridussi i titoli a 7: Alleanza (delistata), Antonveneta (delistata), Mediolanum, Pop Vr Novara (ora Banco Popolare), Pirelli, Sai-Fondiaria, Stm.

Pattern robusti, basso drawdown, nessun rischio overnight. Lavoro eccellente: ne ero convinto.
Dopo due anni il trading system era dismesso causa risultati con average trade ed equity line in guadagno ma dall'andamento zoppicante, in lento declino.

Siete curiosi di sapere cosa sarebbe successo dal 2004? Ecco i risultati dal 2000 ad oggi sull'attuale paniere del FTSEMIB (tutti e 40 i titoli).



Cosa è successo? Abbiamo sbagliato qualcosa? Se sì dove?

Il trading system non ha praticamente input. A differenza di strategie follower o basate su oscillatori non esistono parametri da ottimizzare: solo pattern in cui il posizionamento di aperture, chiusure, range non sono stati frutto di ottimizzazioni di alcun tipo.
Alla fine dei conti sono invece ottimizzazioni la combinazione dei pattern e la selezione dei titoli migliori: bastano 9 pattern da combinare assieme, come in questo caso, per avere 1.024 processi di ottimizzazione (ogni pattern ha due opzioni: on/off, 2 elevato alla nona = 1.024).

Questo è il motivo (rispondo così ad alcune domande dei lettori) della mia diffidenza per gli algoritmi genetici, esternata anche nel libro “Trading systems vincenti”. Si badi bene, diffidenza non significa che io ne sconsigli l'utilizzo. Gli algoritmi genetici possono aiutare, soprattutto i neofiti, a risparmiare su lunghi e faticosi tempi di ricerca, ma bisogna essere consapevoli del rischio decadimento che è maggiore rispetto a strategie “self-made”.

Nel nostro caso del modello EM4LR è però innegabile che ci sia anche un decadimento dell'efficacia dei singoli pattern che si può osservare analizzandoli uno per volta. Ciò conferma per l'ennesima volta che i mercati si evolvono, le serie storiche delle azioni sono mutevoli (NB: su 40 titoli dell'attuale FTSEMIB solo 23 erano presenti nel 2003), se poi si progettano sistemi solo per alcuni titoli e ci si affida solo a sistemi iperottimizzati (e / o genetici) adattati a poche curve di prezzo senza adeguati test di robustezza allora sono dolori.

Questo è uno dei motivi per cui da anni abbiamo iniziato a studiare un sistema di portafogli dinamici di cui ho parlato anche QUI


Il prossimo MASTER di novembre che si terrà in Emilia (la sede dello scorso anno slitterà da Bologna a Modena) tratterà prevalentemente queste tematiche; per la prima volta “aprirò” il codice di EM4LR svelando i pattern che lo compongono, parleremo approfonditamente di portafogli dinamici e mostrerò come realizzare un software di ricerca di pattern e costruzione automatica  di strategie “home made” efficacissimo.

Appuntamento a Modena dal 15 al 17 novembre.

Non perdetevi il prossimo articolo con delle interessanti statistiche richieste da un lettore!



1All'epoca non c'erano ancora automatismi affidabilissimi...